Piangono i commercianti di Chieti. Subiscono la concorrenza dei centri commerciali, ma per fortuna c'è anche chi non ama quei posti pullulanti di folle anonime.
Oggi ho avuto qualche noia al computer. Ho capito che si stava scaricando la batteria interna. Ho tolto il pannello e ho estratto il bottoncino (Sony CR 2032). Non mi piace salire in macchina per andare fino ad una cattedrale del commercio solo per comprare qualche minutaglia, così sono andato in un negozio di materiali elettrici che si trova nel centro di Chieti (vorrei farne il nome, ma non posso perché si rischia di commettere una diffamazione anche se quello che racconto è rigorosamente vero) ho mostrato la mia piletta al negoziante che ha armeggiato un po' tra diverse scatolette e poi mi ha consegnato la piccola confezione di una Maxell CR 2032. Sei euro.
Mi sembrano un'enormità sei euro per una pila. Credo di aver pagato meno della metà per un oggetto simile che alimentava un orologio da scrivania, ma potrei sbagliarmi perché è difficile valutare il prezzo di cose che si comprano di rado.
"Posso buttare la vecchia?" mi ha chiesto il commerciante. "Certo, se siamo sicuri che questa è uguale." Ho messo in tasca l'acquisto e mi sono avviato verso casa cercando di consolarmi al pensiero che se anche l'avevo pagata il doppio del suo prezzo comunque avevo risparmiato un viaggio di diversi chilometri fino al centro commerciale. Magra consolazione per uno che vive in centro in una casa pagata ai prezzi di un centro. A Sambuceto, in mezzo a tanti magazzini, avrei meno spese. Però in qualche modo dobbiamo anche illuderci per non soffrire troppo di queste piccole cose.
Solo che la mia illusoria consolazione è durata poco. Arrivato a casa ho tirato fuori il piccolo oggetto dalla tasca notando che la scritta sul fondo della confezione di plastica trasparente era scomposta, come se fosse strappata, ma il retro della scatola era integro. Solo nell'aprirla mi sono reso conto che plastica e cartone erano stati malamente ricomposti e bloccati con un punto metallico di cucitrice. Qui scatta di nuovo la giustificazione consolatoria: può succedere che una confezione si rompe e qualcuno la salva con una spilletta. Anche questa illusione è durata poco perché dentro la confezione c'era una pila Panasonic che ora sta facendo funzionare il mio computer. Speriamo che duri abbastanza, ma la prossima volta prenderò la macchina, forse è sufficiente scendere a Chieti Scalo anche senza arrivare ai grandi centri commerciali.
Ultima consolazione: forse la pila che ho comprato non vale niente, ma i complicati esercizi di abilità per infilarla nella confezione semiaperta e poi spillarla in modo che il punto metallico rimanga nascosto dietro la stessa pila non valgono più di sei euro? A pensarci bene avrei dovuto riportare la merce al signore che me l'ha venduta per vedere se, dopo le scuse di circostanza, me l'avrebbe sostituita con una Sony CR 2032 identica all'originale, magicamente riposta dentro una confezione Panasonic raccattata da qualche cestino. E poi dicono che a Chieti non c'è la cultura del riciclaggio.
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L'articolo è stato inserito sul sito da J.M.
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